Caro Enzo...

di Massimiliano Magli

Mentre assisto a un redivivo Enzo Biagi (Rai Tre, Rotocalco Televisivo), mi viene spontaneo riprendere a scrivere di mediocrità, non so se per l'ennesimo scandalo trattato dalla trasmissione, anzi non credo, perché da qualche tempo nemmeno le illuminanti lezioni di Marco Travaglio mi sorprendono, tanto è persino noioso e quotidiano lo scandalo.

Ad avermi invogliato, semmai, è stato guardare un vecchio, classe 1920, che dopo decine di libri pubblicati, di trasmissioni, di vittorie e di sconfitte metabolizzate, di rivincite straordinarie, ma soprattutto all'avvicinarsi della fine, sente che ha ancora un senso combattere per cambiare il Paese.

Anzi, per Biagi proprio il senso di una missione tanto alta è tra le ragioni di vivere e tra i motivi per stare meglio nonostante i penosi acciacchi dell'età.

Arrivo al punto di questo mese, anzi ai due punti che, manco a dirlo, mi hanno coinvolto personalmente.

Il primo.

Dopo pochi mesi di utilizzo, il mio telefonino acquistato in un ipermercato della zona smette di funzionare. Dentro vi sono conservate decine di contatti in rubrica telefonica, molti messaggi e una complessa configurazione multimediale. Già questo mi mette non poco in ansia, ma quando torno al supermercato la risposta è ancora più angosciante: per riottenere il telefonino riparato ci vorrà circa un mese e mezzo!

Ma c'è un particolare portante: dopo ripetuti solleciti e ripetute promesse di imminenti arrivi, richiamo nero di rabbia a un mese trascorso. La risposta della commessa è sconcertante: "Vabbè, venga qui che gliene diamo uno nuovo".

Chiedo perché non mi avessero prospettato tale possibilità all'epoca della consegna, quando chiesi un apparecchio sostitutivo. La risposta vi assicuro che è stata questa, più o meno parafrasata: "Perché il mio responsabile mi dice che quando un cliente perde le staffe possiamo farlo...".

Tutto vero signori!

Questa è la situazione che lo Stato italiano ammette sul fronte dei servizi. Stiamo parlando di un telefonino che è un mezzo di comunicazione ormai prioritario, in un Paese nel quale se un bambino stacca per gioco un cavetto da un armadio telefonico non custodito (ce ne sono a decine mal chiusi sul nostro territorio), rischia azioni penali per interruzione di pubblico servizio. Tuttavia, in questo Paese, aderente alla Confederazione degli Stati d'Europa dal 1957, è lecito che gruppi commerciali plurimiliardari prendano in giro i consumatori con atteggiamenti di questo genere: il telefonino per conto loro ce lo possiamo ficcare in quel posto, e così pure anche i nostri motivi di lavoro, di salute, il nonnino con cui tenere i contatti ecc. ecc. L'unica alternativa è comprarci un altro telefonino!

Eccolo il nostro Paese: da un lato parla di difesa del consumatore e, dall'altro, permette a un ipermercato di trattare a pesci in faccia la propria clientela: telefono guasto e in garanzia? Torni tra un mese e mezzo! A questo punto l'assist mi viene calato direttamente dall'azienda ed è uno slogan che si commenta da sé: "Un amico in più!".

Lo stesso dicasi per tutti gli altri colossi della distribuzione che in questi anni hanno ridotto i consumatori alla mera definizione di consumatori appunto: cioè onnivori compratori di oggetti, da invitare con qualsiasi promozione ad aumentare il Pil dell'azienda, per poi umiliarli e ignorarli con i servizi del "dopo vendita". Il ragionamento del resto è semplice: il telefono che costa poco non può durare tanto e non può meritare risorse umane di assistenza: di fatto è un aggiramento in bello stile della legge sulla garanzia.

Il secondo punto riguarda la vergognosa apertura di una nuova sede a Brescia da parte di un'azienda straniera del mobile. Premesso che a parer mio sarebbe stato meglio restasse nella nazione di provenienza, questa casa di produzione del mobile a basso prezzo arriva nella nostra provincia anni fa con un bel pugno nell'occhio a livello ambientale: il caratteristico e colossale cubo blu a un passo da Brescia. Recentemente decide di chiedere ancora di più, tentando di cancellare con una volumetria immensa altri metri di verde pubblico, poiché la sede non basta più.

Il risultato è che trova un Comune di Brescia a dir poco prono: disposto ad accettare non solo una proposta tanto devastante dal punto di vista ambientale, ma persino installazioni pubblicitarie tridimensionali per tutta la città: sedie ad altezza di tre, quattro metri, tavoli immensi in piazza Vittoria!

Roba da matti! La prostituzione dell'ente pubblico!

Già mi immagino un'azienda italiana a chiedere tanto in un Paese estero. Ma torniamo a noi: la beffa è condotta sin nei particolari, tanto che anche nel giorno dell'inaugurazione pare di cogliere colossali prese in giro: in prima mattinata ai primi visitatori vengono offerti sgombri e vodka! Caspita, questi sono stranieri, aprono in Italia, distruggono prima una bella fetta di territorio, poi cancellano una immensa fetta di campagna, ottengono dalla Giunta cittadina di poter imbrattare l'estetica di una città d'arte come Brescia con installazioni pubblicitarie improponibili e poi aprono la nuova sede offrendo alla clientela italiana sgombri e vodka...

Tanto di cappello!

Ma non finisce qui: ancora oggi questa gente arriva a proporre campagne di vendita a dir poco frustranti. Infatti, il costo dei mobili può anche essere di poco inferiore a quelli di altre aziende italiane (sulla qualità soprassiedo), ma la differenza che tutti dimenticano è nella qualità della vita che siamo chiamati a mettere in gioco: il tempo e la fatica necessari a montare l'armadio di turno. Per quell'armadio, ve lo assicuro, in due perdereste una buona giornata, il vostro bel sabato libero se volete, sempre che non siate così messi male da chiedere un permesso sul lavoro.

Allora vi affidate al montaggio a domicilio: sapete che capita a questo punto? Vi mandano a casa un'azienda di trasporto e montaggio, con dipendenti quasi sempre extracomunitari. Poveri disperati magari che hanno bisogno di lavorare e che pertanto si prestano a qualsiasi paga.

A me per un armadio da circa 500 euro sono arrivati due immigrati per conto di un'azienda italiana appaltataria del mobilificio: hanno lavorato per oltre due ore e sono arrivati qui in furgone da almeno una trentina di chilometri. Il costo di montaggio è stato di circa 50 euro.

Un prezzo a dir poco cinese...

Ma lasciamo perdere e confidiamo pure che poi il mobilificio straniero paghi i montatori più di quanto i montatori chiedono a noi. E lasciamo perdere anche il fatto che a me il mobile l'hanno montato sbagliato e sono dovuti tornare dopo avermi fatto sbrigativamente firmare un modulo di liberatoria per un mobile che recava un vizio di montaggio occulto.

Diciamo invece che anche questa azienda di mobili è un esempio illuminante di un certo rapporto con la clientela. Infatti, non ammette che la segnalazione di disservizi o di lamentale possa avvenire contattando direttamente la sede dove avete acquistato il prodotto.

Gravissimo: provate a pensarci. Voi non avete alcuna possibilità, nemmeno mediante internet o guide telefoniche, di trovare un numero di contatto con la sede locale.

Ma c'è di più: chiedendo di poter parlare con il direttore della sede la risposta è stata: "Deve andarci di persona". Così, se un residente di Edolo dovesse ottenere un disservizio nel montaggio di un mobile e volesse contestare tale situazione direttamente alla direzione del negozio bresciano, dovrebbe percorrere in auto 98 chilometri, per un totale di 15 euro di benzina (dati Mappy per non parlare dei tariffari Aci) e un'ora e mezza di tempo perso, sperando che quel giorno il direttore o i responsabili di sede non siano a casa per un raffreddore. Diversamente, si dovrà accontentare di telefonare un numero sempre a pagamento (sempre! anche quando dovesse avere contratti telefonici a tariffa zero) e di aspettare senza alcuna certezza sulla data di riparazione.

Questi sono i fatti...

Gli aggettivi e le ragioni sociali, caro Enzo, metticeli tu.

Questo Paese a quelli come me e la mia casa editrice, ancora capaci di indignarsi, garantisce soltanto l'amara soddisfazione di una querela, talvolta persino con un "dare luogo a procedere"!